COME SI DIVENTA GUIDA AMBIENTALE ESCURSIONISTICA

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La figura della Guida Ambientale Escursionistica (GAE) genera sempre curiosità e domande. Che competenze ha? In che ambienti opera? Come si accede alla professione? Per rispondere in modo chiaro e autorevole, nasce la nostra rubrica in tre puntate, sviluppata come una “chiacchierata con l’esperto”, insieme al Presidente Nazionale LAGAP, Marco Fazion. Dopo una prima puntata, dedicata alla figura della GAE e ai suoi settori operativi, andiamo oggi ad approfondire le competenze necessarie e il percorso formativo che è opportuno seguire per diventare un professionista.

✍️ Tatiana Marras

Per diventare una Guida Ambientale Escursionistica servono per certo delle competenze di base. Vogliamo partire da quella che ritiene più importante?

La prima competenza è, naturalmente, essere degli ottimi escursionisti. Può sembrare scontato, ma io faccio formazione alle Guide da oltre 20 anni e posso dirvi che, mentre all’inizio volevano diventare GAE solo persone che avevano già un bagaglio importante di esperienze, escursionistiche e spesso alpinistiche, adesso abbiamo tante persone che possiedono un livello bassissimo di esperienza pregressa. Quindi il primo consiglio che darei, a chi voglia intraprendere questa professione, è di diventare un ottimo escursionista. Fare tante esperienze escursionistiche, volendo anche alpinistiche. Sebbene una GAE non lavorerà mai nell’alpinismo, si tratta di esperienze che di certo non guastano, in quanto consentono di essere preparati a diversi livelli su tutti i terreni.

Seconda competenza essenziale, dopo quella escursionistica?

Serve avere un bagaglio specifico tecnico-professionale, che comincia con le competenze di diritto. Bisogna capire bene come è inquadrata la professione e avere ben chiaro cosa si vuole fare da grandi. Come accennavamo nella precedente puntata, se noi ci pensiamo come accompagnatori, è bene seguire il percorso professionale per diventare tali. Se ci pensiamo come GAE, è bene intraprendere il percorso per diventare GAE. Già in partenza è quindi evidente che servano delle nozioni di diritto.

Quando si inizia a lavorare, si è poi soggetti a una serie di normative che dobbiamo conoscere. Le dobbiamo conoscere perché la legge non ammette ignoranza. Abbiamo sempre la responsabilità di quello che succede in un gruppo e dobbiamo anche avere chiaro cosa è effettivamente nostra responsabilità e cosa non lo è. Molto spesso confondiamo il senso di colpa con la responsabilità legale, ma sono due cose diverse. Una attiene alla psicanalisi e l’altra al diritto. Avere competenze di diritto ci può anche essere di supporto in quella infinità di casi cui possiamo trovarci di fronte, operando come GAE.

Foto ©Lagap

Può farci qualche esempio pratico?

Ad esempio, mi trovo davanti a del filo spinato. Che faccio? Passo di là? Posso farlo? Non posso farlo? Altro esempio: l’assicurazione infortuni. La devo fare necessariamente ai miei accompagnati? O ancora, il caso degli incidenti durante un’escursione: secondo le nostre statistiche interne, il 15% di noi, durante la sua vita professionale, affronta almeno un incidente che richiede un intervento di soccorso medicalizzato, a seguito del quale viene aperta una indagine a tutela dell’accompagnato. Capite bene che, se succede qualcosa, è importante, aver agito in modo corretto anche sotto il profilo legale. Come ripeto spesso agli allievi, se proprio succede di sbagliare, almeno cerchiamo di sbagliare da professionisti.

Dunque, abbiamo detto competenze di escursionismo, conoscenze di diritto…terza competenza importante?

Fondamentale è avere competenze in ambito cartografico. Ormai intere generazioni non hanno neanche la competenza di andare da Roma a Milano usando un atlante stradale, si vive attaccati alle App e il nostro settore non è immune da questa tendenza. Le App da escursionismo non sono da demonizzare, ma per risultare utili richiedono a monte la capacità di utilizzo di una carta. Inoltre, noi dobbiamo essere in grado di saper utilizzare carta e bussola quando i nostri devices sono fuori uso. Gli strumenti possono guastarsi, possono venire deliberatamente accecati o disturbati in tempo di guerra, come sa bene chi in questo periodo fa attività escursionistiche nell’Est Europa e deve tenere conto del fatto che i GPS danno errori, voluti, enormi, per molte ore.

C’è poco da stupirsi della necessità di saper usare carta e bussola. Esattamente come i piloti di Boeing devono saper usare una bussola aeronautica, non a caso presente su tutti gli aerei, nonostante abbiano a bordo ben altri dispositivi, e chi va in barca a vela deve assolutamente saper usare bussola e sessante, noi Guide dobbiamo saperci orientare, anche in assenza di supporti digitali.

Foto ©Lagap

In sintesi, conoscere la cartografia ci viene in aiuto in caso di difficoltà di orientamento?

Non solo, la cartografia serve anche per progettare nuovi viaggi ed escursioni, perché altrimenti siamo condannati a fare quello che fanno tutti, che a livello commerciale non è proprio il massimo. Se sei una Guida che pochi conoscono, quindi ti devi costruire ancora la tua clientela, e proponi attività che già sono promosse da tutti, non è proprio che tu sia destinato a un grande avvenire. Chiaro che in nessun programma di giornalieri possono mancare alcune grandi classiche, che servono a intercettare la clientela, ma se parliamo di viaggi all’estero, o di caratterizzare la propria attività in Italia, solo il possesso della cartografia consente di inventare, di creare itinerari originali.

Prima accennavamo a potenziali incidenti nel corso dello svolgimento di una uscita. È essenziale che una Guida Ambientale Escursionistica sappia prestare primo soccorso?

Per essere più precisi, una Guida Ambientale Escursionistica deve: avere la capacità di chiamare i soccorsi, che è una operazione meno semplice di quanto si pensi; avere la capacità di effettuare operazioni di primo soccorso; avere la capacità di saper gestire l’attesa dei soccorsi, rimanendo accanto all’infortunato per ore.

Non è infatti per nulla scontato, sia per ragioni meteo (problematica presente ovunque) sia per la carenza di elicotteri (problema in particolare legato al Centro-Sud Italia), che i soccorsi arrivino in breve tempo. Se l’intervento è realizzato da squadre di terra, bisogna spesso aspettare a lungo, cosa su cui farebbero bene e riflettere parecchi imprudenti, che vivono la montagna nella convinzione di poter ricevere un supporto immediato. Il tipo di infortunio che ci troviamo più di frequente ad affrontare è il trauma, essenziale è pertanto avere buone capacità di gestione dei traumi.

Manca qualche competenza all’appello?

Non abbiamo ancora parlato delle tecniche di conduzione, altra competenza essenziale. Appunto perché la nostra attività è così varia, bisogna imparare diverse tecniche di conduzione, perché un conto è condurre in montagna, un conto è condurre in brughiera o in ambiente ripariale e così via. Sono situazioni molto diverse tra loro, così come diversa può essere la clientela. Un conto è condurre un gruppo parrocchiale, un conto è condurre una scolaresca, un conto è condurre 10 escursionisti tedeschi espertissimi. Ognuno di questi tipi di gruppi citati come esempio, ma ne potremmo fare molti altri, necessita di una progettazione dell’attività e dell’utilizzo di tecniche di conduzione diverse. Fin qui abbiamo parlato di competenze tecniche, ma ne abbiamo altre da tenere in considerazione.

Di cosa si tratta?

Del nostro bagaglio culturale, che rappresenta il vero plus che ci fa preferire rispetto ad altri professionisti. Ognuno di noi ovviamente deve “vendere” quel che sa meglio. Un esperto di geologia non imposterà mai una escursione sull’entomologia. Questo non significa che non si possa pensare di espandere le proprie conoscenze. Io, che ho condotto studi geografici, ho impostato il mio lavoro concentrandomi sul territorio, sulla storia, sulla cultura materiale, ma ciò non toglie che io debba saper riconoscere anche le bacche di corniolo piuttosto che qualche tipo di orchidea. Niente di specialistico, ma, nel nostro lavoro, il bagaglio culturale non smette mai di crescere ed è forse uno degli aspetti più belli.

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Le competenze di cui abbiamo parlato, possono essere acquisite in autonomia oppure sussiste un obbligo formativo da assolvere per diventare Guida Ambientale Escursionistica?

Al momento attuale non esiste alcun obbligo di autorizzazione preventiva per esercitare la professione di GAE. Contrariamente a quanto molti pensano, questo vale anche per le regioni che hanno a suo tempo normato la professione, in quanto una fila impressionante di sentenze di Corte Costituzionale ha giudicato che le regioni non potessero normare alcuna professione in assenza di quella che un tempo si sarebbe chiamata “legge quadro” nazionale. Quindi, di fatto, tutte le leggi regionali su tutte le professioni non normate a livello nazionale sono illegittime anche se nessuno le ha cancellate.

Detto questo, il nostro lavoro ha una fortissima specificità per cui, se, da un lato, è legalmente possibile intraprenderlo in qualsiasi momento, dall’altro è ben difficile avere successo senza una formazione specifica alle spalle. È il caso, ad esempio, di molti ottimi escursionisti e viaggiatori, o di ex accompagnatori associativi, che iniziano di punto in bianco a fare la GAE. Magari hanno sufficienti competenze tecniche ma, non sapendo nulla del lavoro, impiegano anni e anni a effettuare i cambiamenti culturali, mentali e professionali necessari a riuscire e, più spesso, dopo un po’, rinunciano.

Un altro grosso problema è che, pur non essendo necessario, a livello legale, stipulare una polizza assicurativa, il nostro è veramente un lavoro che senza questa tutela, se hai un minimo di buon senso, non ti fa dormire la notte; e molte compagnie proprio non assicurano persone prive di competenze certificate o, se lo fanno, offrono dei massimali ridicoli a carissimo prezzo. La soluzione è, come tutti sanno, iscriversi ad una delle molte associazioni di categoria che, tuttavia, in assenza di una certificazione non ti iscrivono, o ti assoggettano a un esame. Per cui, al di là della difficoltà di intraprendere un lavoro senza possedere le competenze professionali per farlo, resta anche un serio problema assicurativo.

È chiaro che solo una legge nazionale potrebbe regolamentare il settore ma, fin qui, la politica o è stata sorda o i governi sono durati troppo poco per portare avanti i provvedimenti necessari.

I corsi di formazione da chi vengono erogati?

La formazione, nel nostro settore, proprio in mancanza ogni valore legale delle “abilitazioni”, è erogata da molti soggetti: agenzie ed enti di formazione sono quelli più comuni nelle regioni normate, poi ci sono, a spot, le università e, naturalmente, le associazioni di categoria, analogamente a quanto accade in centinaia di professioni “non ordinistiche” che formano direttamente i propri associati. In Lagap ci limitiamo a erogare un solo corso, nazionale, all’anno, cercando di dare il massimo per i nostri allievi, e a collaborare, in modo non continuativo con enti che ce lo richiedano. Altre associazioni hanno fatto scelte diverse, ma, appunto, il vuoto normativo rende tutto molto opinabile e non autorizza alcuna presa di posizione critica.

A un aspirante consiglio di informarsi attentamente prima di intraprendere un corso, senza disdegnare mai una chiacchierata con qualcuno che l’ha frequentato. A parole sono tutti bravissimi, tutti promettono abilitazioni e cose del genere e ovviamente tutti promettono di insegnarti il lavoro. Quindi mi sento di consigliare di dare un’occhiata a quanti ex allievi stanno davvero lavorando e magari tentare uno scambio di opinioni in chat con loro, che se si devono levare un sassolino dalle scarpe, se lo leveranno volentieri, mettendo una pulce nell’orecchio, qualcosa che non va presa come oro colato, ma, certo, un elemento di attenzione da verificare.

Foto ©Lagap

➡️Nella prossima puntata, andremo ad analizzare nel dettaglio il ruolo dei sindacati di categoria (come LAGAP) e le ragioni per cui per una GAE è conveniente diventarne socio.