DIVENTARE GUIDE AMBIENTALI ESCURSIONISTICHE IN UN CLIMA CHE CAMBIA: IL VALORE DELLA PRATICA SUL CAMPO
La teoria si studia sui libri e nelle aule virtuali, ma è solo sul campo, con lo zaino in spalla e gli scarponi ai piedi, che si impara davvero a essere Guida Ambientale Escursionistica Professionista.
Il Corso Nazionale LAGAP nasce da una scelta ben precisa: investire sui futuri colleghi attraverso un percorso professionalizzante che affianca la flessibilità della teoria online a un’intensa settimana di pratica residenziale – organizzata annualmente nelle prime settimane estive - e a un periodo di tirocinio per trasformare escursionisti già esperti in professionisti capaci di gestire il gruppo e assicurarne una conduzione in sicurezza.
Quest'anno, in particolare, i partecipanti al Corso Nazionale si sono trovati ad affrontare settimane di pratica piuttosto complesse, alle prese con intense ondate di calore, cambiamenti meteo repentini ed elevato rischio incendi. Con l'esperienza ancora vivida negli occhi, abbiamo rivolto ad Emanuela Rossi, Coordinatore Formazione di LAGAP, qualche domanda per capire nel dettaglio quali attività sono previste durante la settimana di pratica e come la formazione sul campo si stia adattando a un clima che cambia.
Il Corso nazionale LAGAP prevede circa un semestre di lezioni teoriche per poi arrivare a indossare gli scarponi e cimentarsi insieme ai docenti in attività pratiche. Nel dettaglio, cosa si fa durante la settimana di pratica e, domanda corollaria, si tratta di attività opzionali o obbligatorie per poter accedere alla fase degli esami di fine corso?
Dopo i mesi online, c'è una voglia palpabile di incontrarsi, conoscersi e mettersi alla prova. Anche se con qualche timidezza iniziale, i ragazzi si aprono, si raccontano e si confidano. Ma soprattutto camminano. Tre escursioni sono dedicate alla cartografia con itinerari diversi durante i quali guardarsi intorno, leggere il territorio attraverso una carta, usare bussola e coordinatometro. Una giornata è dedicata ad imparare come si conduce un gruppo su strada (anche se fa caldo, anche se ci sono camion e macchine che sfrecciano), un'altra è incentrata sui guadi che possono presentarsi improvvisi e pericolosi (e si chiude su cosa deve esserci nello zaino di una GAE), un'altra su come ci si muove se, per un'urgenza, dobbiamo lasciare il sentiero e procedere su terreno impervio. Quest'ultima lezione prevede un surplus di cartografia, che è sempre utile, perché la giornata inizia seguendo un azimut niente male! Chiudiamo la settimana con un'esercitazione di primo soccorso in ambiente remoto sperimentando come si interviene in caso di cadute, fratture, distorsioni, lussature, punture o morsi di animali. Queste attività si svolgono in zone diverse dell'Umbria, durante la stagione estiva, usualmente tra giugno e luglio, quando la teoria è ben sedimentata. La classe è divisa in sottogruppi in modo da rendere l'esperienza un'occasione di formazione oltre che di socializzazione. Le attività sono parte integrante del corso.
Quali feedback ricevete generalmente dai partecipanti al termine di questa esperienza condivisa?
Non sai quante persone se ne vanno con le lacrime agli occhi, il magone e una gioia nuova nello zaino. C'è una più profonda consapevolezza, una dose non indifferente di serietà e un'acquisizione di responsabilità che ci rende ottimisti sul modo che avranno queste future guide ambientali escursionistiche di accompagnare: con i piedi, con il cuore e con molta testa.
In quest'ultima sessione vi siete trovati a operare in condizioni particolarmente estreme, tra caldo record, allerta incendi e meteo instabile. Come avete vissuto sul campo queste settimane? Ci sono stati momenti particolarmente critici che vi hanno portato a dover apportare modifiche al programma?
Ogni giorno è diverso. Sempre. Durante una settimana cambiano gli umori, aumenta la stanchezza, i caratteri emergono, con i propri pregi e difetti. Se ci aggiungi il meteo che ti presenta a volte giornate lucide e soleggiate, con il vento giusto, a volte afoso e opaco, senza nemmeno un alito di vento, altre volte minaccia temporale e regala scrosci di acqua senza pietà, ottieni la miscela che abbiamo gestito quest'estate. Le fughe in quota, gli appuntamenti anticipati, il coraggio di entrare in acqua essendo già bagnati da un pezzo sono il risultato di un'altra sessione indimenticabile sul campo. Ma tutto tempra e non si finisce mai di imparare. Da ambo le parti. Per cui, per me il bilancio è sempre positivo.
In ottica didattica, ritieni che queste criticità possano essere interpretate come un valore aggiunto per i futuri professionisti?
Ne sono convinta. Perché una cosa è immaginare cosa faresti se succedesse un certo fatto, fenomeno, accidente. Ma qui è successo un po' di tutto: un intenso caldo estivo durante le lezioni di accompagnamento su strada (e non solo), un crollo termico e la pioggia battente durante una lezione di guado, centinaia di faggi caduti dopo una tempesta da superare durante la lezione di impervio (che già di per sé non è una passeggiata). Come vedi, a volte, la realtà supera la fantasia anche per una GAE. E i corsisti hanno vissuto con noi tutto questo comprendendo a pieno cosa significa, tra le altre cose, gestione dell'imprevisto.
✍️ Tatiana Marras ed Emanuela Rossi
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