GAE E SINDACATI DI CATEGORIA PROFESSIONALE: PERCHÉ ISCRIVERSI? LA RISPOSTA IN 10 ANNI DI STORIA DI LAGAP

GAE, SINDACATI DI CATEGORIA, LAGAP

La figura della Guida Ambientale Escursionistica (GAE) genera sempre curiosità e domande. Che competenze ha? In che ambienti opera? Come si accede alla professione? Per rispondere in modo chiaro e autorevole, nasce la nostra rubrica in tre puntate, sviluppata come una “chiacchierata con l’esperto”, insieme al Presidente Nazionale LAGAP, Marco Fazion. Dopo una prima puntata, dedicata alla figura della GAE e ai suoi settori operativi, e una seconda puntata in cui abbiamo approfondito le competenze necessarie e il percorso formativo che è opportuno seguire per diventare un professionista, andiamo oggi ad analizzare il ruolo dei sindacati di categoria professionale (come LAGAP) e le ragioni per cui per una GAE è conveniente diventarne socio. Un’occasione per ripercorrere insieme i primi 10 anni di storia di LAGAP!

✍️ Tatiana Marras

LAGAP, quando è nata e con quale scopo?

LAGAP nasce nel 2015 come associazione professionale di categoria, rappresentando la seconda realtà nazionale del settore dopo AIGAE. La data non è casuale. Diciamo che la professione della Guida Ambientale Escursionistica non viveva un momento particolarmente positivo. Stava pericolosamente virando verso una professione più da animatori che da Guide, un po’ perché a certi livelli era ciò che il mercato richiedeva, un po’ perché le sentenze, a partire dal 2006, avevano tolto ogni validità alle leggi regionali, cosa di cui non tutti si sono accorti neppure oggi. Nel 2013 era stata emanata la legge nazionale 4/2013, che stabiliva che le associazioni di categoria potessero attestare la qualità dei propri iscritti. LAGAP nasce in questo contesto, partendo da un presupposto chiaro: evitare di diventare un sindacato troppo grande e “inclusivo”. Questa scelta si basa su una ragione semplice: se da un lato a un sindacato giova avere molti iscritti, dall’altro si rischia così di abbassare la qualità degli associati.

Siamo quindi nati con l’intento di rimanere, senza problemi, la più piccola associazione di categoria nel mondo delle GAE. Si diventa socio LAGAP dimostrando qualità, si rimane socio LAGAP dimostrando qualità. La permanenza nel sindacato non è scontata né facile, sono previsti aggiornamenti obbligatori che attestano l’impegno del socio nella sua crescita professionale. Un vincolo che, non posso negarvelo, ha portato molti soci a scegliere di abbandonarci. Per darvi una stima, parliamo di circa 400 defezioni, senza le quali oggi avremmo superato da tempo i 1000 soci. Il numero degli iscritti non è la nostra priorità assoluta, ci interessa che siano professionisti con la P maiuscola. Allo stesso modo siamo parchi nella formazione, puntando a elargire corsi di qualità, pochi ma buoni, intercettando praticamente meno dell’1% della richiesta formativa nazionale.

Tornando al 2015, un altro obiettivo che ci siamo allora posti è stato di colmare un vuoto: mancava in sostanza un’associazione di categoria nazionale fatta “su misura” per chi crede nella professione di GAE, tanto da cercare di renderla una vera professione e non un hobby. Considerate che tra i nostri soci contiamo circa un 60% di partite IVA e che molti soci, entrati in LAGAP dal variegato mondo delle associazioni o della collaborazione occasionale, sono stati da noi assistiti nel salto verso il professionismo, o verso la fondazione di una cooperativa.

Foto ©Lagap

Come riportato sul sito, LAGAP si fonda su 3 parole chiave: trasparenza, professionismo, professionalità. Può spiegarci il significato di questa scelta?

TRASPARENZA. LAGAP è partita in controtendenza rispetto a quella che è una attitudine nazionale e internazionale: limitare la partecipazione delle persone alla politica. La politica sindacale di cui ci occupiamo, è da noi intesa nel suo valore più alto, come gestione della polis, ovvero dell’interesse collettivo. Senza nasconderci dietro un dito, c’è chi si iscrive a un sindacato senza alcun interesse a una partecipazione attiva, solo per usufruire dei benefit che l’associazione offre, primi fra tutti l’assicurazione RC. Ma se come associazione di categoria fornissimo ai soci informazioni false o non fornissimo affatto informazioni su quello che si fa, limiteremmo di fatto la partecipazione anche di coloro che avrebbero piacere a partecipare. Noi siamo riusciti a creare un ambiente in cui 1 socio su 12, a vario titolo, è coinvolto nel governo della LAGAP. Considerato che in Italia molti neanche vanno più a votare, essere riusciti a creare simili meccanismi di condivisione è una bella soddisfazione, un bel risultato cui tenevamo molto. La trasparenza è dunque fondamentale per promuovere la partecipazione, senza di cui, la cosiddetta libertà si riduce a mettere stancamente una crocettina da qualche parte ogni tre anni, se ce ne ricordiamo. Il modello gestionale che abbiamo creato, indubbiamente oneroso per chi si propone ai nostri ruoli di rappresentanza, è quanto più possibile vicino a delle esperienze di democrazia diretta di cui ormai si legge solo nei libri di Storia.

PROFESSIONISMO. Potrebbe sembrare tautologico dire che da un professionista ci si aspetti che sia un professionista, ma in realtà nel nostro mondo abbiamo una serie di problemi. Il primo tra tutti è un fraintendimento, che può nascere facilmente attorno alla nostra professione, una professione particolarmente bella, che viene svolta da molte persone per diletto. Noi invece svolgiamo l’accompagnamento in natura come professionisti. Avete presente il motto dilagante “trasforma la tua passione in una professione”? Non funziona così. O è passione o è professione. Quella della Guida ambientale escursionistica è una professione, che si può fare con passione, anche per tutta la vita, ma non si fa per passione, si fa per pagarci l’affitto o il mutuo di casa, le bollette e mandare a scuola i figli, come qualsiasi altro lavoro.

Altro problema è che vi sono molte Guide che lavorano attraverso associazioni di comodo, cosa che in LAGAP non ammettiamo. Siamo l’unico sindacato di categoria che non accetta soci che lavorino con associazioni di comodo. Per farvi comprendere la ragione, vi faccio un esempio: se sono un medico, non è che apro un’associazione per evitare di pagare le tasse e opero per mezzo dell’associazione. Non è un’opzione consentita per legge, perché c’è un Ordine cui i medici devono fare riferimento. Nel nostro caso, l’Ordine non c’è, per cui tante persone, che trovano gravemente dannoso per la salute pagare le tasse, lo fanno. Ma per noi è una scelta che va in contrasto con la famosa P di LAGAP

PROFESSIONALITA’. Quando un aspirante socio si presenta alla porta di LAGAP, sono tante le caratteristiche che andiamo a osservare. Nei nostri primi anni di attività, vi posso dire che la Segreteria si sia trovata molto sotto stress, perché rifiutavamo moltissime adesioni. Adesso la voce è circolata, ci si informa forse anche maggiormente prima di puntare a un sindacato, si sa che non accettiamo chiunque, per cui il nostro rifiuto è molto meno frequente. Per garantire un crescendo di professionalità puntiamo poi sulla formazione, sul diventare sempre più bravi. Professionalità è da leggersi come un investimento sul proprio lavoro, in termini di qualità e quantità: lavorare bene e lavorare tanto. Per tornare al paragone medico, credo che nessuno di noi vorrebbe farsi operare da un medico che in sala operatoria va 3 volte l’anno.

Iscriversi a un sindacato di categoria professionale non è obbligatorio, perché per una GAE è bene associarsi? Quali sono i benefit di cui si può usufruire?

Esattamente, secondo la Costituzione italiana, l’iscrizione a un sindacato è libera. Perché dunque, come GAE, dovrei pensare di iscrivermi?

Attualmente ci sono tante sigle, iscritte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) in rappresentanza delle GAE, la cui unica finalità è fare business della formazione. Esistono poi sigle più serie, e non siamo noi gli unici, che erogano anche servizi. Il primo è quello di natura assicurativa perché, come anticipavamo nella scorsa puntata, assicurare la nostra attività come singolo è possibile ma molto costoso e con massimali molto bassi. Negoziando invece la polizza assicurativa per centinaia o migliaia di soci, si riescono a ottenere condizioni molto più vantaggiose.

Accanto alle assicurazioni, le associazioni di categoria possono erogare dei servizi importanti. Noi ci siamo caratterizzati fortemente per un’attività di consulenza molto estesa, che è in capo al Coordinatore Nazionale, che a sua volta può nominare dei consulenti. Siamo dunque a disposizione dei soci per qualunque problematica o dubbio che possa capitare nello svolgimento della nostra attività perché diamo un valore marcatamente sindacale alla nostra presenza, fra il resto, assistendo anche i nostri soci (il 9%) che operano quali lavoratori dipendenti.

Inoltre, offriamo ai soci la possibilità di collaborare con un’agenzia viaggi convenzionata, così da favorire lo svolgimento dell’attività in piena legalità, a differenza di molti colleghi che organizzano weekend o viaggi senza usufruire di un’agenzia, violando apertamente la legge. Violazioni che potrebbero costare caro sia a loro che ai clienti qualora vada storto qualcosa.

E poi, nel rispetto del principio di trasparenza e partecipazione di cui si parlava, diamo la possibilità ai soci di contribuire a costruire insieme la propria “casa”. LAGAP non è un contenitore che ti viene consegnato bello e fatto, e al massimo ti viene richiesto di votare per questo o quello. Molti dei nostri associati trovano entusiasmante lavorare per migliorare le proprie condizioni di lavoro attraverso il sindacato.

C’è quindi un dialogo diretto tra sindacato e soci?

Soprattutto a livello di presidi, che sono delle micro-organizzazioni territoriali. Siamo in dialogo costante con i soci rappresentativi dei singoli presidi - ogni presidio manda un consigliere nazionale e due membri supplenti - da cui giungono molte proposte. Abbiamo praticamente creato una mini-assemblea permanente dei soci, come era nella nostra intenzione statutaria.

È da questo dialogo che derivano anche gli standard di qualità richiesti da LAGAP. Capita a volte che si arrivi a un’assemblea con una serie di proposte da votare, e quando si tratta di argomenti che interessano particolarmente il socio, come ad esempio gli aggiornamenti, vediamo una partecipazione molto alta e non di rado proprio in assemblea abbiamo trovato la quadra, su argomenti sensibili, arrivando a soluzioni condivise. Poi, chi non partecipa, non conta, ma questa, se vogliamo, non è una nostra mancanza, ma una dinamica caratteristica della democrazia.

Foto ©Lagap

Soffermandoci sugli aggiornamenti, che dicevamo essere obbligatori per mantenere l’associatura in LAGAP, si tratta di corsi erogati dal sindacato?

Vi anticipavo che teniamo basso il nostro impegno diretto nella formazione. Eroghiamo un solo corso nazionale l’anno, anche se assistiamo quasi ogni anno enti che ci chiedono supporto per tenerne, e promuoviamo alcuni corsi di aggiornamento di alta formazione, che riteniamo molto qualificanti, e anche alcune specializzazioni, volte ad aiutare i soci che lo desiderano a proiettarsi più rapidamente in un nuovo segmento di mercato. La scelta di “autogestire” questi corsi ha un duplice scopo: assicurare alta qualità e mantenere i costi bassi, data la nostra assoluta mancanza di finalità lucrative. Per aggiornarsi i nostri soci dispongono però di altre due opzioni: ci sono i corsi patrocinati da LAGAP, proposti sia da soci che non soci, ai quali riconosciamo dei crediti formativi, dopo aver verificato la qualità del corso, e poi, mediante questionari, il suo gradimento. E poi vi è l'aggiornamento libero, che ha un limite: non conosciamo la qualità erogata, per cui i crediti corrisposti sono inferiori rispetto ai corsi erogati da LAGAP e ai corsi patrocinati.

Vi sono dunque ampie possibilità per aggiornarsi e collezionare, in un biennio, quel numero di crediti che riteniamo necessario per confermare l’adesione alla LAGAP.

LAGAP eroga anche corsi destinati ai cittadini?

Sì, promuoviamo corsi in cui si impara l’ABC dell’escursionismo, dalla cartografia di base a come ci si veste, come ci si alimenta in maniera corretta, come si chiamano i soccorsi. E poi corsi di cartografia e orientamento strumentale avanzati, che ricalcano il programma che seguiamo nel corso nazionale. Il pubblico è molto vario, molto raramente si tratta di persone che pensano di diventare GAE, più spesso capitano persone che lavorano nelle ONG all’estero o che semplicemente hanno voglia di acquisire maggiore autonomia negli spostamenti in natura.

Volendo tracciare un bilancio di questi primi 10 anni di attività, quali sono stati i maggiori scogli da affrontare e quali i momenti di maggiore soddisfazione?

Tra gli scogli memorabili, ricordo quando il Ministero ci ha costretti a presentare più volte la pratica per l’adesione, adducendo le più varie motivazioni, del tutto irrisorie, anche a detta dei nostri legali. Il problema è che dopo l’adesione di AIGAE, che seguì di poco la legge, il Ministero si era dovuto sorbire le proteste da parte di altre categorie professionali. Una esperienza atroce a livello burocratico, ma ne siamo venuti fuori!

Altra fase dura da affrontare è stata la pandemia del Covid. Dura ma accompagnata da soddisfazioni. In quel caso siamo riusciti a ottenere dal Ministero della Salute un documento che attestasse che potevamo lavorare all’esterno, con un protocollo da noi redatto, anche in zone arancione. Siamo stati gli unici a ottenerlo. Abbiamo poi difeso con successo soci che avevano avuto contravvenzioni e siamo inoltre riusciti a ottenere il risarcimento per i soci, esteso poi in generale alla categoria delle Guide, almeno per chi lavorasse in Zone Economiche Speciali.

Personalmente, come Presidente, li ho vissuti come due anni persi anche se ci hanno portati al raddoppio dei soci, proprio perché lì la nostra anima schiettamente “sindacale” si è espressa a fondo. C’erano però diversi obiettivi su cui avrei voluto già concentrarmi allora, su cui mi ritrovo a lavorare ora, durante il mio ultimo mandato (perché non sarò ulteriormente rieleggibile, secondo il nostro Statuto). Al momento stiamo lavorando a un consolidamento delle nostre buone pratiche e, soprattutto, a una revisione statutaria, resa necessaria dal fatto che il nostro Statuto è nato quando eravamo 4 amici che la pensavano tutti allo stesso modo, oggi le cose sono cambiate. Siamo cresciuti, spesso non ci si conosce neanche tra di noi, quindi se vogliamo preservare i 3 pilastri dobbiamo rivedere alcuni punti.

In 10 anni di attività, posso comunque affermare che sia stato fatto un cammino importante e, nel mondo della rappresentanza sindacale, molto in controtendenza.

Attualmente quali sono le battaglie principali che LAGAP sta conducendo?

La prima per importanza è la più grande battaglia di sempre: arrivare a una legge nazionale. Attualmente stiamo lavorando fianco a fianco ad AIGAE, AGAE e ASSOGUIDE nel tavolo di lavoro promosso da Activitaly, una rete di imprese e tour operator italiani specializzata nel turismo attivo e sostenibile. Una sinergia che sta portando ai primi risultati. Da un lato abbiamo infatti ottenuto, dopo molto tempo, un serio interessamento da parte del Ministero, dall’altro il tavolo ha suscitato l’interesse di importanti soggetti nazionali, tra cui Federparchi. Poi resta il problema della riconoscibilità della professione, che al momento fatica ancora a trovare un’identità e questo non dipende certo dall’assenza di legge, ma qui apriremmo un discorso molto più ampio.

Foto ©Lagap