LA LEGGE NAZIONALE PER LA VALORIZZAZIONE DEI CAMMINI ITALIANI
La nuova legge sui Cammini d’Italia (legge 13/02/2026 n. 24 entrata in vigore il 26/02/2026), rappresenta un passaggio storico: per la prima volta il camminare lento, consapevole e immersivo entra in una cornice normativa nazionale che ne riconosce il valore culturale, paesaggistico, sociale ed economico. Il provvedimento, dopo anni di attesa e di iniziative frammentate, offre finalmente un quadro organico per la promozione, la valorizzazione e lo sviluppo dei cammini italiani, non solo come percorsi, ma come vera e propria infrastruttura turistica e culturale del Paese.
Cosa cambia con la nuova legge?
La legge istituisce una Banca dati nazionale dei Cammini d’Italia presso il Ministero del Turismo, una mappa digitale che raccoglie informazioni certificate su percorsi, strutture ricettive e servizi, pensata per orientare sia i camminatori che gli operatori del settore. Vengono identificati i parametri per definire degli standard di qualità che i cammini dovranno rispettare per essere inseriti: sicurezza, segnaletica chiara, manutenzione costante, accessibilità e criteri uniformi per l’aggiornamento della banca dati. Inoltre, nascono due organi di coordinamento: la Cabina di regia nazionale, che dovrà stabilire gli standard minimi e certificare il riconoscimento dei percorsi, e il Tavolo permanente, che riunisce istituzioni, associazioni, esperti e operatori per il confronto, lo scambio di buone pratiche e il monitoraggio dello stato dei cammini.
La legge riconosce ufficialmente i cammini come strumenti di sviluppo territoriale e culturale, capaci di sostenere le economie locali, favorire la vitalità delle aree interne e contrastare lo spopolamento. Bizzarramente, vengono inclusi non solo i percorsi pedonali, ma anche le vie d’acqua, i tratti fluviali, lagunari e marini, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio naturale, storico, artistico, enogastronomico e paesaggistico dei territori attraversati.
Risorse e limiti
Il provvedimento prevede uno stanziamento di 5 milioni di euro per il triennio 2026-2028 e un milione annuo dal 2029, che si aggiungono agli oltre 30 milioni già investiti dal Ministero del Turismo negli ultimi anni.
Nonostante l’arrivo di fondi sia sempre salutato con piacere, la piena operatività della legge dipende dall’emanazione di decreti attuativi, da adottare entro 120 dalla data di entrata in vigore del provvedimento (e già ne sono trascorsi 30) che dovranno definire:
a) le linee guida per la realizzazione, la gestione e l'aggiornamento della banca dati;
b) gli standard di qualità a cui i cammini indicati dal comma 2 devono essere conformi per l'inserimento nella banca dati;
c) le modalità e i termini per l'inserimento, la sospensione temporanea e la cancellazione dalla banca dati dei cammini non più rispondenti ai criteri fissati dal decreto.
Il cambio della guardia ai vertici del Ministero del Turismo potrebbe – anche se spero di no - rallentare i tempi di attuazione almeno per quanto riguarda tutti i passaggi legati a una chiara volontà e strategia politica di sviluppo del sistema dei cammini e del turismo lento. Sempre dalla volontà politica dipende anche la definizione di una strategia che eviti di commettere errori già visti, evitando questa volta la frammentazione delle risorse su centinaia di itinerari minori, a discapito di una strategia più mirata che porti a raggiungere un livello eccellente una rete di itinerari iconici trainanti ben distribuiti a livello nazionale, per poi coordinarsi con interventi regionali e locali e, nel tempo, anche nazionali, per la crescita di percorsi di portata più locale ma ugualmente di valore.
L’Italia, con oltre 250 itinerari, ha un potenziale enorme, ma finora ha faticato a strutturare un’offerta coerente e competitiva a livello internazionale. La legge rappresenta un’opportunità per colmare questa lacuna, ma solo se si riuscirà a:
Definire standard di qualità chiari e condivisi per percorsi e infrastrutture, garantendo un’esperienza ottimale ai camminatori, italiani e stranieri, garantendone il rispetto reale e non solo nominale, ossia procedendo a delle verifiche sul campo, mappando criticità e problematiche da affrontare.
Guardare con maggiore attenzione al mercato straniero, che già mostra un interesse crescente verso l’Italia come meta di cammini, ma trova un’offerta ancora poco strutturata e professionale, del tutto incapace di parlare a mercati esteri, sia in termini linguistici che in termini di accoglienza e servizi.
Sviluppare una rete di accoglienze differenziate, pensate per un target variegato, che guardi a chi cerca un’esperienza spartana – sostenendo la creazione di alloggi a basso costo specifici per i camminatori magari recuperando strutture pubblicate in modalità di collaborazione pubblico-privato – ma che sappia includere anche chi cerca esperienze di qualità con comfort più elevati. In questo ambito, il ruolo della Cabina di Regia nazionale potrebbe essere fondamentale: promuovendo anche azioni legislative regionali - come quelle già messe in campo dall’Umbria e dal Friuli Venezia-Giulia che riconoscono l’esistenza degli ostelli gratuiti ovvero a offerta libera.
Strutturare una visione strategica di intervento, concentrando le risorse su pochi cammini “dorsali” che possano trainare il sistema, coordinando gli interventi nazionali con quelli regionali e locali.
Sostenere e valorizzare i professionisti che negli anni hanno accumulato competenze e conoscenze fondamentali per la messa in rete e la valorizzazione dei territori, riconoscendo il ruolo fondamentale, ad esempio delle guide ambientali escursionistiche nel raccontare le peculiarità di ecosistemi e culture locali, o degli albergatori che hanno saputo sempre meglio adattarsi alle esigenze di un pubblico particolare come quello dei cammini.
Esempi virtuosi da seguire
In Europa, esperienze come il Cammino di Santiago in Spagna, la Rota Vicentina in Portogallo e la rete delle Grandes Randonnées francesi dimostrano come una gestione coordinata, con standard elevati di manutenzione, segnaletica, accoglienza e promozione, possa trasformare i cammini in volani di sviluppo territoriale e turistico. Questi modelli, basati su una forte collaborazione tra istituzioni, associazioni, operatori privati e comunità locali, potrebbero ispirare l’Italia a superare la frammentazione attuale e a costruire una rete di cammini davvero competitiva.
Conclusione
La nuova legge è un passo avanti fondamentale, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di tradurre le buone intenzioni in azioni concrete, dando continuità alle scelte politiche fin qui intraprese, superando la logica della frammentazione e puntando su qualità, coordinamento e visione strategica. Solo così i cammini potranno diventare un asset strategico per il turismo italiano, capace di attrarre viaggiatori consapevoli e di rigenerare i territori attraversati, senza snaturare l’autenticità dell’esperienza non solo turistica, ma anche spirituale e profondamente umana.
✍️ Sara Zanni - Tessera Lagap n. 115 (sara@sarazanni.com; @ipassidisarazanni)
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